Chi siamo: la storia di Tronco
Un falegname di Chieri a Torino
Marco Ferretti ha passato l'adolescenza tra trucioli e odore di colla nel laboratorio di suo padre a Chieri, una decina di chilometri a sud-est di Torino. Suo padre, Gianni, lavorava principalmente infissi e serramenti su misura per le case del circondario. Non era un lavoro glamour, era un lavoro vero: misure precise, legno che si muove con l'umidità, clienti che tornano perché una porta che non chiude bene non perdona. Marco ha imparato lì, prima guardando e poi con le mani, che il legno non mente mai.
Dopo il diploma all'istituto professionale di Moncalieri e qualche anno trascorso a lavorare per un laboratorio di restauro nel quartiere Vanchiglia, Marco aveva in testa un'idea che non riusciva a smettere di girare: il legno massello di recupero, quello che finisce nei cantieri di demolizione o abbandonato nei cortili delle cascine, aveva ancora vita da dare. Non come oggetto da museo, ma come materia viva per mobili contemporanei. Nel 2009, a trentuno anni, ha aperto Tronco.
Come è nato il laboratorio
Il primo spazio era un capannone in affitto in via, zona Barriera di Milano, poco più di duecento metri quadri con un soffitto basso e una pressa idraulica comprata da un falegname che smetteva l'attività a Settimo Torinese. Marco ha iniziato praticamente da solo, con qualche commessa da studi di architettura che aveva conosciuto durante gli anni del restauro. I primi lavori erano soprattutto tavoli: piani in rovere di recupero su gambe in ferro, semplici, con i nodi e i segni del tempo lasciati in vista perché quella era esattamente la storia del pezzo.
La voce si è diffusa piano. Nel 2012 è arrivata Sara Deluca, che aveva studiato design del prodotto al Politecnico di Torino e cercava un posto dove il progetto finisse davvero nel legno e non restasse solo su schermo. Sara si occupa ancora oggi della parte progettuale: è lei che traduce le richieste dei clienti in disegni tecnici, che ragiona sui dettagli costruttivi e che sceglie quale tavola recuperata ha la venatura giusta per un determinato ambiente. Marco e Sara lavorano insieme da tredici anni e si somigliano in una cosa fondamentale: nessuno dei due sopporta le scorciatoie.
Il legno di recupero come scelta strutturale
Tronco lavora quasi esclusivamente con legno massello di recupero perché questa scelta cambia tutto, a partire dal processo. Ogni pezzo che entra in laboratorio viene controllato, spianato, stagionato ulteriormente se necessario. Un'asse di castagno che arriva da una demolizione in Monferrato non è identica a nessun'altra: ha una storia nei suoi spessori irregolari, nelle zone segnate da vecchi chiodi, nella patina che si è formata in decenni di uso. Ignorare quella storia significherebbe comprare legno anonimo al metro cubo e fare mobili anonimi. Non è quello che interessa a Marco.
Questo non significa che i pezzi abbiano un aspetto trascurato o rustico nel senso banale del termine. Significa che ogni mobile porta con sé una specificità irriproducibile. Un armadio in noce di recupero costruito nel 2024 nel laboratorio di Tronco non esisterà mai due volte uguale, perché la materia stessa non lo consente.
Il laboratorio oggi
Oggi Tronco lavora da uno spazio più grande sempre a Torino, zona Lingotto, con Marco, Sara e due falegnami giovani, Luca e Andrea, che hanno entrambi fatto la scuola di formazione professionale e poi qualche anno di bottega prima di approdare qui. Il laboratorio produce su commessa: cucine, librerie, tavoli, letti, sedute, rivestimenti in legno per negozi e uffici. Non c'è un catalogo fisso perché quasi niente che esce da Tronco è standard. I clienti vengono da Torino e dal Piemonte, qualcuno da Milano, e quasi tutti tornano per un secondo progetto. Marco dice che è il segnale che conta davvero.